Riassunto del rapporto del Consiglio ONU per i diritti umani per la Commissione di verifica degli eventi del 30 maggio in relazione all’attacco di Israele alla Freedom Flotilla
Di seguito troverete le tre pagine di riassunto del rapporto a cui fare riferimento. Il rapporto completo si trova su http://www.freegaza.org/en/home/56-news/1251-gaza-flotilla-attack-un-report-condemns-israeli-brutality
La Commissione indipendente di verifica degli eventi che conduce l’inchiesta sull’attacco israeliano alla Freedom Flotilla include anche un giudice in pensione del Tribunale Criminale Internazionale e un ex-procuratore capo di un Tribunale Criminale Speciale riconosciuto dall’ONU. La Commissione, alla quale lo stato d’Israele ha negato il riconoscimento e quindi ogni collaborazione, ha raccolto prove da 112 testimoni diretti, verificato perizie medico-legali, ispezionato la nave Mavi Marmara dove si sono compiute le violenze e valutato un grande numero di testimonianze scritte.
Il rapporto, che è stato emesso il 22 settembre 2010, ha concluso quanto segue:
- Facendo riferimento a “un’assoluta prevalenza di evidenze provenienti da fonti inappuntabili… era in atto un’emergenza umanitaria a Gaza” che era in corso nel periodo dell’attacco alla flottiglia da parte delle forze armate israeliane e che permane ancora. Il blocco navale israeliano è motivo di crescente allarme per la comunità internazionale, compreso il consiglio di sicurezza ONU che ha definito la situazione a Gaza come “non sostenibile”, invitando a una “distribuzione estesa e senza restrizioni di aiuti umanitari”. La vergognosa situazione in atto a Gaza è “completamente intollerabile e inaccettabile nel ventunesimo secolo.”
- A causa della crisi umanitaria di Gaza, il blocco condotto da Israele è illegittimo e “non sostenibile dal punto di vista legale … indipendentemente dalle ragioni”, usate come giustificazione. Il blocco israeliano rappresenta una punizione collettiva, in violazione dell’articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra (IV GC) e infligge danni alla popolazione civile non proporzionati a qualsiasi vantaggio militare. Dato che la Freedom Flotilla non presentava una minaccia ad Israele, né fu organizzata per contribuire a un’azione di guerra, intercettare la flottiglia fu “chiaramente illegale” e non trova giustificazione come atto di auto-difesa.
- Gaza rimane un territorio occupato. Secondo la IV GC, i passeggeri a bordo della flottiglia come civili avevano lo status di “persone protette”, e Israele non poteva usare la forza militare contro di loro. Le “persone protette” non possono essere uccise, torturate, maltrattate, umiliate o subire la distruzione delle loro proprietà, a meno che non sia assolutamente necessario ai fini di un’operazione militare.
- Dato che l’intercettazione della flottiglia è stato un atto illegale, l’uso della forza da parte dei militari israeliani nel prendere il controllo delle imbarcazioni è stato a sua volta un atto illegale. Anche prescindendo dalla legalità dell’operazione, le forze armate israeliane sarebbero state tenute a prendere il controllo delle imbarcazioni rispettando le leggi internazionali per i diritti umani.
- Lo scopo dichiarato della Freedom Flotilla era quello di: 1) richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla situazione di Gaza e sugli effetti del blocco per la popolazione locale; 2) superare il blocco illegale; 3) portare aiuti umanitari e materiali da costruzione.
- Alcune persone a bordo della Mavi Marmara erano preparate a difendere la nave da eventuali tentativi di abbordaggio. Il fatto che questi abbiano compiuto tentativi in extremis per procurarsi armi improvvisate e rudimentali prima dell’abbordaggio dei militari israeliani, dimostra le conclusioni della Commissione che nessuna arma fu portata a bordo della nave, e sicuramente non armi da fuoco.
- Dopo il fallimento dei tentativi di abbordare la Mavi Marmara dal mare, respinti dai passeggeri utilizzando idranti[1] e gettando vari oggetti contro le barche dei militari, le forze armate israeliane avrebbero dovuto rivedere i propri piani, considerando che poteva essere già evidente che l’invio di militari a bordo avrebbe potuto causare vittime civili.
- Invece, Israele inviò alcuni elicotteri e tre di essi aprirono il fuoco contro il ponte superiore, prima della discesa dei soldati. Oltre a sparare munizioni reali, i soldati usarono proiettili di gomma, granate stordenti e gas lacrimogeni. C’è stato un combattimento tra i passeggeri ed i primi soldati calati a bordo, durante il quale tre militari vennero catturati. Essi furono protetti da chi cercava di colpirli e ricevettero le prime cure dai medici presenti a bordo.
- I soldati israeliani continuarono a sparare con proiettili sia reali che di gomma contro i passeggeri che erano stati feriti. I soldati spararono con munizioni reali dal ponte superiore contro i passeggeri del ponte inferiore, nessuno dei quali rappresentava una minaccia alle forze armate israeliane: alcuni stavano solo cercando riparo o aiutavano altri a trovarne. La sparatoria continuò anche dopo che fu alzata una maglia bianca per segnalare la resa.
- Durante l’operazione, durata 45-50 minuti, vennero uccisi nove passeggeri, oltre 24 furono gravemente feriti da colpi d’arma da fuoco e molti altri furono colpiti dalle armi non letali.
“Le circostanze dell’uccisione di almeno sei passeggeri sono assimilabili ad esecuzioni illegali, arbitrarie e sommarie.” Le perizie medico-legali dimostrano che due passeggeri uccisi sul ponte superiore furono colpiti a bruciapelo mentre giacevano a terra. Furkan Dugan, cittadino americano di 19 anni, stava filmando con una piccola telecamera quando fu raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco provenienti dalle sue spalle, eccetto la ferita al volto che, secondo le perizie, il cui colpo fu esploso a bruciapelo mentre era a terra e giaceva sulla schiena.
- Oltre 30 passeggeri necessitarono di immediate cure mediche. Gli appelli rivolti alle forze armate israeliane sia in ebraico che in inglese per ottenere le cure mediche necessarie furono ignorati e passarono due ore prima che finalmente iniziassero i soccorsi. I passeggeri feriti, compresi quelli colpiti da armi da fuoco, furono ammanettati.
- Inizialmente, quando i soldati incontrarono una significativa resistenza, potrebbero aver temuto un’immediata minaccia alle loro vite o alla loro incolumità. Questo può aver giustificato l’uso di armi da fuoco contro alcuni passeggeri. Tuttavia, durante l’intera operazione i soldati israeliani usarono la forza letale “in modo diffuso e arbitrario, causando un numero eccessivo di uccisioni o di gravi ferite.” Ci si aspetta che una forza ben addestrata, come le forze armate israeliane, dovrebbe essere in grado di sopraffare un gruppo relativamente piccolo di passeggeri armati di bastoni e coltelli, e prendere il controllo della nave senza perdite di vite o gravi conseguenze per passeggeri e militari. “Una volta che venne dato l’ordine di utilizzare le armi da fuoco, nessuno fu più al sicuro”.
- Dopo aver preso il controllo della Mavi Marmara, la maggior parte dei passeggeri e dell’equipaggio fu ammanettata e costretta in ginocchio sui vari ponti per diverse ore in condizioni severissime, subendo anche abusi fisici compresi calci, pugni e colpi inferti col calcio dei fucili. Vi fu anche un rilevante abuso delle manette di plastica da parte di soldati che le strinsero eccessivamente provocando gonfiori, perdita di sensibilità e, in alcuni casi, anche danni neurologici di lunga durata: “le manette furono usate intenzionalmente per provocare dolore e sofferenza”. Il modo in cui i passeggeri furono trattati fu crudele e disumano. “Nella misura in cui questi abusi corrispondevano a punizioni volutamente inflitte o rappresentavano tentativi di terrorizzare chi partecipava alla flottiglia e/o ad attività per prevenire l’intercettazione della flottiglia, questi trattamenti erano assimilabili alla tortura”
- I passeggeri delle altre cinque imbarcazioni della flottiglia misero in atto una resistenza passiva. I militari israeliani utilizzarono granate stordenti e proiettili di gomma durante l’abbordaggio, colpendo vari passeggeri e usando i taser contro altri. La forza usata dai soldati israeliani nell’intercettare la Challenger 1, la Sfendoni e la Eleftheri Mesogios “era non necessaria, sproporzionata, eccessiva e inappropriata…”
Dato che l’intercettazione israeliana della flottiglia era illegale, tenere in stato di fermo oltre 700 passeggeri e membri dell’equipaggio, prima a bordo dell’imbarcazione e poi nel carcere di Ella, fu un’azione illegale, priva di “alcuna validità legale e di natura arbitraria”. Prendendo il controllo delle diverse imbarcazioni, le forze israeliane commisero gravi violazioni dei diritti umani internazionali, tra cui omicidi intenzionali, torture e trattamenti disumani, causando gravi sofferenze e ferite al corpo e alla salute.
- Nessuno dei cittadini stranieri fu mai accusato di alcun crimine o condotto di fronte a un giudice. Mentre la fase della detenzione aveva l’intenzione di creare un’apparenza di legalità, avvennero molteplici atti ostili contro i passeggeri e “furono permessi degli abusi” al porto di Ashdod, nella prigione e presso l’aeroporto, “violando gli standard basilari di trattamento civile dei detenuti”.
- Alcune “violenze estreme e non provocate perpetrate da personale israeliano in uniforme” furono compiute all’aeroporto Ben Gurion, mentre i passeggeri protestavano contro la loro deportazione. “Nessuna delle violenze (comprese percosse, strangolamenti, e cariche con manganelli) pare essere stata giustificata…il personale militare e di polizia dell’aeroporto esibì gravi carenze di professionalità e di disciplina, mentre gli ufficiali responsabili non intervenivano. Molti comportamenti furono certamente criminali anche secondo le leggi israeliane.
Complessivamente,“La condotta del personale israeliano nei confronti dei passeggeri della flottiglia non fu solo sproporzionato nell’occasione, ma ha dimostrato livelli di incredibile violenza non necessaria, costituendo gravi violazioni delle leggi dei diritti umani”.
- Le autorità israeliane confiscarono grandi quantità di denaro e di effetti personali, comprese centinaia di computer portatili, telefoni cellulari, e molte attrezzature fotografiche e di video registrazione, e anche vestiti. Non fu messo in atto alcun sistema di registrazione degli oggetti confiscati, in modo da poterli successivamente restituire ai legittimi proprietari.
- Fra gli oggetti confiscati e mai restituiti dalle autorità israeliane vi sono grandi quantità di filmati e materiale fotografico eseguito dai passeggeri, compresi molti giornalisti professionisti, che documentarono l’assalto israeliano. Le autorità israeliane hanno reso pubblica una quantità molto limitata di tali filmati, in forma tagliata, ma la stragrande maggioranza è rimasta sotto il controllo delle stesse autorità. “[questo] rappresenta un chiaro tentativo da parte delle autorità israeliane di nascondere o distruggere testimonianze… trattenere materiali illegalmente confiscati è un reato continuato, e Israele deve restituire tali oggetti immediatamente.”
I fatti dimostrano che le vittime hanno diritto a una reale compensazione, compreso il risarcimento e il rimborso. Le gravi infrazioni della IV GC “potrebbero essere imputate a responsabilità criminali individuali.”
“Esistono molte prove per sostenere la tesi dell’imputazione dei seguenti crimini… omicidi intenzionali, tortura o trattamenti inumani, il causare intenzionalmente grandi sofferenze e danni al corpo e alla salute.”
Infine, la Commissione di accertamento (FFM) ha preso in considerazione organizzazioni umanitarie disposte a intervenire in situazioni di crisi di lunga durata, laddove la comunità internazionale si mostrasse poco propensa a compiere azioni concrete. Mentre ha fatto una distinzione fra attività svolte per alleviare la crisi e azioni atte ad affrontare le cause della crisi (ad esempio azioni politiche), la FFM ha classificato entrambe le forme di azioni umanitarie e si appella affinché si riconosca “una forma di intervento concordato” della società civile nelle crisi umanitarie.
NOTA: La commissione d’inchiesta Uribe, costituita dal segretario generale ONU, è incaricata semplicemente di ricevere e analizzare i rapporti di investigazioni nazionali turche e israeliane (il Comitato Turkel). Il suo mandato non è di analizzare possibili violazioni di leggi internazionali, ma di “raccomandare modi per evitare simili episodi in futuro”. Piuttosto che prendersi carico di condurre inchieste su eventuali comportamenti criminali e cercare giustizia per le vittime, lo scopo finale della Commissione Uribe è di “influenzare positivamente il rapporto fra Turchia e Israele…”[2]
Come è stato osservato dalla Commissione di verifica degli eventi, “La fiducia del pubblico in qualsiasi processo investigativo non è incrementata se il soggetto dell’indagine investiga se stesso o ricopre un ruolo chiave nel processo.”
[1] L’impiego degli idranti è conforme alle raccomandazioni contenute nella circolare Msc.1/Circ.1334 del 23 giugno 2009 del “International Maritime Organization” per gli equipaggi navali nella prevenzione della pirateria. .”
[2] Briefing giornaliero per la stampa, dall’ufficio del portavoce del segretario generale, 2 agosto 2010




