Terzo report dalla missione “Benvenuti in Palestina”
18\4\12 Betlemme
AL LAVORO!
Attivita’ fisica stamane per i militanti giunti in Palestina. Martelli e scalpelli per tutti per aiutare gli operai palestinesi nel lavoro di ristrutturazione di un edificio destinato a scuola materna: rimozione dell’intonaco che ricopriva gli originali muri in pietra. Benche’ non certo resistenti ne’ abili quanto la mano d’opera locale, i muri di una stanza siamo riusciti a finirli, picchiando con rabbia, ma anche con gioia: “questo e’ per Netanyahu! questo e’ per Monti e Sarkozy! questo per i governi complici dei sionisti!” e cosi’ via in mezzo a un polverone irrespirabile. Preciso che tale edificio e’ situato proprio sopra il cortile del carcere di Betlemme, dove ci hanno assicurato che non sono rinchiusi militanti palestinesi, ma ”delinquenti comuni”, ma un carcere e’ sempre tale, squallido ed inutile. Ci hanno anche spiegato che la ristrutturazione dell’edificio e l’utilizzo come asilo, servira’ anche per far pressione sull’Autorita’ Palestinese affinche’ la prigione venga spostata dal centro citta’ in un luogo piu’ opportuno, come richiede la gran parte della cittadinanza. Il terreno in cui sorgera’ la nuova scuola (ci andremo venerdi) si trova invece a Beit Sahur, quartiere adiacente a Betlemme. Nel pomeriggio l’incontro con l’architetto Livia M. italiana, ci ha consentito di apprendere cio’ che intendono realizzare. Livia ci ha mostrato delle foto di scuole modello di altre nazioni spiegandoci quanto sia fondamentale nella realizzazione del nuovo edificio, costruire aule, laboratori e spazi all’aperto con colori, forme e rapporto fra interno ed esterno completamente diversi delle scuole attualmente costruite in Palestina e nel mondo, che assomigliano sempre piu’ a prigioni in cui gli alunni non si sentono affatto a loro agio. Cio’ che costruiranno terra’ conto anche delle richieste dei genitori che collaborano nella progettazione collettivamente, questo tardera’ forse la posa della prima pietra, ma meglio tardare di pochi mesi per avere poi una scuola piu’ adatta e soprattutto piu’ apprezzabile da parte degli studenti.
Discussione collettiva per decidere se accettare l’incontro richiestoci da Salam Fayyad, la stragrande maggioranza e’ contraria, non vogliamo cappelli, ne’ venire usati come propaganda governativa, ma soprattutto noi pochi non possiamo rappresentare i 1.500 espulsi senza esserci consultati con loro. Tre del gruppo vorrebbero andarci senza stringergli la mano e muniti di telecamera per incalzarlo con domande imbarazzanti. Se ne riparlera’ domani, giornata nella quale ci si rechera’ a Gerico per degli incontri e successivamente a Bilin, villaggio simbolo della resistenza non violenta alla costruzione del muro dell’apartheid.
Con la Palestina nel cuore!
Ricordiamo a tutte e tutti l’appuntamento di lunedì 23, alle 17.30, a Roma, in Via Galilei n. 53, con gli attivisti di “Benvenuti in Palestina”.









