Secondo report dalla missione “Benvenuti in Palestina”
Oggi la ridotta delegazione giunta in Palestina si e’ recata dapprima a Gerusalemme e successivamente a Silwan e a Sheik Jarrah, due villaggi facenti parte della municipalita’ di Gerusalemme, che rappresentano l’emblema del progetto sionista di pulizia etnica della Palestina iniziato agli inizi del secolo e non ancora terminato. Silwan e’ situato in una valle discendente direttamente dalla porta di Gerusalemme che da accesso alla spianata delle moschee e al muro del pianto. Israele ritiene che quella valle gli appartenga per diritto divino e con questa scusa scaccia i palestinesi che vi abitano da sempre, da quando quelle case se le costruirono. 27 le case distrutte o sequestrate ed altre 88 faranno la stessa fine. Come sempre le abitazioni requisite e date ai coloni sono quelle poste piu’ in alto nella valle, facilmente riconoscibili per la presenza di bandiere israeliane, telecamere, grate di ferro e fili spinati; mentre quelle del fondovalle sono state semplicemente schiacciate dai caterpillar come e’ uso fare dai sionisti. Impossibile prevedere quando tocchera’ ai prossimi, sanno che un giorno o l’altro arriveranno e il preavviso sara’ come sempre di 5 – 10 minuti.
Anche alcune case palestinesi sono circondate da filo spinato e telecamere per rallentare la futura distruzione, ma soprattutto per prevenire il rapimento dei bambini; i soldati giungono di notte o all’alba e rapiscono i bambini per minacciare i genitori ed indurli a lasciare le case. 380 i bambini arrestati nei primi 3 mesi dell’anno, alcuni per pochi giorni, altri per mesi. Abbiamo conosciuto alcuni di loro, 10-12enni, portano negli occhi l’orrore provato per quei sequestri e per l’incertezza del futuro loro e dei genitori. A volte li prendono a scuola e per il rilascio il tribunale israeliano chiede alti riscatti in denaro, dopodiche’ passano mesi agli arresti domiciliari: ne’ giochi, ne’ scuola, ne’ amici. Quale sara’ il loro avvenire? Impressionante la visita alla casa di Fakri, un pacifico quarantottenne, padre di 5 figli che si e’ visto arrivare i soldati gia’ tre volte nel cuore della notte: vetri rotti, urla e armi spianate. La sua casa sara’ prima o poi demolita, gliel’hanno detto e scritto, non sa quando, ma sa che avverra’. Il suo racconto si e’ interrotto per l’emozione nel ricordo dell’ultima incursione: ammanettato, incappucciato e deportato davanti agli occhi dei suoi figli terrorizzati. Difficile per tutti noi trattenere l’emozione.
Poi altri incontri con bimbi e adulti, un susseguirsi di racconti dell’orrore. Negato anche l’accesso alla sorgente millenaria del paese; tutti pagano elevate tasse alla municipalita’, ma non ricevono alcun servizio e per giunta, se non lasciano la casa quando gli e’ ordinato, devono pagare anche il lavoro del bulldozer che gliele distrugge!
Ci siamo poi recati a Sheik Jarrah, sempre zona palestinese. Qui le confische sono iniziate nel 2006 con la scusa di scavi archeologici che dimostrerebbero (secondo Israele) che quella terra apparteneva a loro. Nabil ci ha accolto nella sua casa simbolo della resistenza di tutto il quartiere. Abita li’ dal ’48: quando la casa e’ diventata troppo piccola per contenere tutta la sua famiglia, ne ha aggiunto un pezzo, ma dopo averlo ultimato, le autorita’ gliel’hanno posto sotto sequestro per 10 anni poiche’ non aveva il permesso. Ora pero’ ci hanno installato una famiglia di coloni superaggressivi che praticamente gli vivono attaccati! Per entrare a casa di Nabil occorre passare dal cortile con l’ingresso della casa dei coloni che lo oltraggiano e minacciano giornalmente. Due volte e’ stato morsicato dai loro cani e quando ha denunciato l’aggressione e’ stato arrestato per un giorno. Morsicato e mazziato! Ci ha mostrato alcune foto particolarmente esplicite: soldati che minacciano, coloni che gli distruggono suppellettili, bambini terrorizzati, ma anche immagini di grandi manifestazioni di solidarieta’ a cui hanno partecipato migliaia di persone, palestinesi, internazionali ed anche israeliani. Come finira’? Nabil intanto resta! Uno di quei vili coloni ci ha voluto mostrare il suo sarcastico squallido sorriso mentre il nostro bus si allontanava.
Lasciamo Gerusalemme con una stretta al cuore ma piu’ determinati che mai. Questo popolo ci insegna tutti i giorni la vera resistenza.
Nella giornata dedicata ai prigionieri palestinesi, un caloroso abbraccio a tutti i detenuti del mondo!




