ANCORA PER GAZA

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Anche quest’anno, per la Palestina occupata non saranno Buone Feste. La Striscia di Gaza sempre soffocata nella morsa dell’assedio israeliano ed egiziano, Gerusalemme e la West Bank investite da aggressioni feroci da parte dell’esercito di occupazione e dei coloni sionisti, il tutto – naturalmente – nel silenzio complice della sedicente comunità internazionale. In questo quadro a tinte fosche, in questi ultimi anni siamo riusciti a sostenere il lavoro di chi non si arrende e continua a costruire la Palestina del futuro. Grazie alle donazioni di centinaia di persone e piccole associazioni, nella Striscia di Gaza sono stati realizzati due asili – scuole materne, interamente finanziati dalla solidarietà popolare, senza un solo centesimo di denaro pubblico e/o proveniente da istituzioni.
L’associazione educativa palestinese “Ghassan Kanafani” ha così potuto aprire nel 2014 l’asilo “Vittorio Arrigoni” nel campo profughi di Al Birej e nel 2015 l’asilo “Stay Human” a Khan Younis e sta lavorando all’apertura di un centro per le donne, dove si avvieranno progetti formativi e di lavoro in cooperativa. Per noi, anche questa è Resistenza.
Vogliamo provare a regalare alle bambine ed ai bambini del “Vittorio Arrigoni” e dello “Stay Human” un po’ di serenità, perché anche questo è un loro diritto. Lanciamo, quindi, una sottoscrizione straordinaria per l’acquisto di giocattoli, dolci e qualunque altra cosa gli operatori dell’associazione “Ghassan Kanafani” potranno distribuire ai bambini ed alle loro famiglie. Venerdì 11 dicembre, a Roma, in collaborazione con il cineforum “Oltre il giardino” e gli amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, ci sarà una serata per raccogliere fondi, con la proiezione del film “Jerusalem – The East Side story” di Mohamed Alatar ed una cena palestinese. L’appuntamento è a partire dalle 19.30 in Via Baldassarre Orero n. 61, nel quartiere di Casalbertone. Ci auguriamo che ci siano altre iniziative del genere e, per chi volesse comunque contribuire, è possibile farlo sul conto corrente bancario 5000 1000 65881 di Banca Prossima S.p.A. intestato a “Associazione Dima”, IBAN  IT83 Q033 5901 6001 0000 0065 881, oppure on line con carta di credito da questo sito (icona DONATE nella colonna a destra). A donazione effettuata, potete inviare una mail a roma@freedomflotilla.it per essere aggiunti alla lista dei donatori. Per poter inviare le donazioni in tempo utile per il nuovo anno, chiediamo a tutte e tutti di effettuare i versamenti entro e non oltre il 24 dicembre.  

IMMAGINI DALL’ASILO “VITTORIO ARRIGONI”

Lavoretti in classe...

Lavoretti in classe…

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Visita oculistica

Visita oculistica

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E' ora della merendina!

E’ ora della merendina!

Questo è il link alla pagina Facebook dell’asilo “Vittorio Arrigoni”: https://www.facebook.com/Vittorio-Arrigoni-Kindergarten-712562235490669/?fref=ts

APERTO L’ASILO “RESTIAMO UMANI” A KHAN YOUNIS


lettera

Pubblichiamo di seguito la traduzione della lettera che abbiamo ricevuto dai nostri compagni dell’associazione palestinese “Ghassan Kanafani”. Naturalmente, siamo molto fieri del lavoro svolto in questi anni, che è riuscito ad affiancare alla battaglia politica contro l’assedio e l’occupazione la realizzazione di strutture importanti per il presente e il futuro del popolo palestinese. Grazie all’impegno di tante persone e realtà associative, nel breve volgere di due anni sono stati aperti nella Striscia di Gaza assediata due asili-scuole materne, il “Vittorio Arrigoni” nel campo profughi di Al Burej e il “Restiamo Umani” a Khan Younis, che ospitano complessivamente oltre duecento bambine e bambini dai tre ai sei anni. Ora, i compagni dell’associazione “Ghassan Kanafani” propongono di utilizzare i fondi che abbiamo ancora in cassa – provenienti in massima parte dalle donazioni effettuate dalla band dei 99 Posse, che hanno devoluto a questi progetti il guadagno delle vendite del loro ultimo cd – per realizzare, nei locali ancora da ristrutturare dell’asilo “Restiamo Umani”, un centro per le donne, simile agli altri già attivi, a cura della rete di ong di cui l’associazione fa parte, in diverse zone della Striscia di Gaza. A noi sembra un’ottima idea.

20/9/2015

Cari Compagni e amici in Italia,
Prima di tutto vogliamo trasmettere i saluti del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Ghassan Kanafani Developmental e di tutti i membri dello staff degli asili “Vittorio Arrigoni” e “Restiamo Umani”.
Vogliamo informarvi che abbiamo finito tutti i preparativi dell’asilo “Restiamo Umani” a Khanyounis e abbiamo già aperto la scuola materna con 91 bambini.
Al fine di fornire un servizio completo sia per i bambini che per le donne di Khanyounis si consiglia di aprire un Centro per le donne nello stesso edificio della scuola materna “Restiamo Umani”, questo centro avrà lo scopo di potenziare e valorizzare le donne all’interno della loro comunità. Questo centro partirà  come laboratorio artigiano e si concentrerà sul lavoro di ricamo per preservare il patrimonio culturale palestinese e le donne lavoreranno all’interno del centro in due sezioni:

1- Produzione di diversi tipi di ricami.

2- Insegnamento e formazione delle giovani donne per preservare il patrimonio cultural palestinese.

Al tempo stesso, potremo utilizzare questo centro per condurre workshop per aumentare la consapevolezza delle donne nei campi dei diritti della donna, dei diritti dei bambini, della democrazia, del genere, della partecipazione politica e del rafforzamento del ruolo delle donne nella società.

I costi del Centro Donne:

Costo per Voce / USD

Ristrutturazione del posto 3000

Mobili e attrezzature 3000

Materiali di lavoro 2000

Stipendio Coordinatore (6 mesi) 1500

Costi fissi 500

Totale 10000

Apprezziamo altamente il ​​vostro sostegno al nostro popolo.

Saluti dalla Palestina.

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Gli ultimi ritocchi all'asilo "Restiamo Umani" prima dell'inizio dell'anno scolastico

Gli ultimi ritocchi all’asilo “Restiamo Umani” prima dell’inizio dell’anno scolastico

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Due momenti dello spettacolo che il clown italiano Marco Rodari ha regalato ad agosto ai bambini dell'asilo "Vittoro Arrigoni"

Due momenti dello spettacolo che il clown italiano Marco Rodari ha regalato ad agosto ai bambini dell’asilo “Vittoro Arrigoni”

Resoconto raccolta fondi “Apriamo Gaza”

banner apriamo gazaLa campagna italiana “Apriamo Gaza, il porto della Palestina”, si è conclusa con la missione Freedom Flotilla 3 , non è più possibile effettuare donazioni sulla pagina Crowfunding e sul conto corrente.

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta di un totale di 6.995,64€ . (elenco donazioni ricevute)

La campagna italiana ha potuto così partecipare alle spese di allestimento della missione internazionale Freedom Flotilla 3 .

Attualmente sono disponibili 2.000€ per l’apertura del centro per le donne “Rachel Corrie” a Gaza. Il progetto sarà portato avanti dall’Associazione Amici della Mezzaluna Palestinese.
Chi è interessato a collaborare con la realizzazione del centro per le donne, può mettersi in contatto direttamente con l’Associazione, scrivendo a centrodonne.amrp@gmail.com

Per quanto riguarda il pulmino per l’Asilo Vittorio Arrigoni, aperto ad Al Burej, nella Striscia di Gaza da settembre 2014 e frequentato da un centinaio di bambine e bambini, le donazioni sono state aggiunte a quelle ricevute direttamente sul conto “Dima”, dedicato ai progetti in collaborazione con l’Associazione Culturale Palestinese “Ghassan Kanafani”. Lo scuolabus per i bambini che frequentano l’asilo è già funzionante.

Attualmente abbiamo in cassa “Dima” circa 6.000€ (inclusa l’ultima donazione di 1.500€ effettuata dai 99 Posse), che saranno inviati all’Associazione Culturale Ghassan Kanafani per sostenere le loro attività, tra cui l’apertura a settembre di un secondo asilo “Stay Human”.

Continueremo a tenere i contatti con la Coalizione Internazionale perchè Gaza è ancora bloccata e la colonizzazione della Palestina da parte di Israele avanza indisturbata. E’ necessario quindi proseguire con azioni di sfida diretta al blocco, coordinate a livello internazionale.

A settembre riprenderanno i lavori della Coalizione Internazionale della Freedom Flotilla di cui la campagna italiana continuerà a far parte con un nuovo assetto.

Stay tuned.

“STAY HUMAN”: APRE A KHAN YOUNIS IL SECONDO ASILO FINANZIATO DALLA NOSTRA SOLIDARIETA’. OSPITERA’ ANCHE UN CENTRO PER LE DONNE.

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Possiamo finalmente comunicare – e lo facciamo con enorme soddisfazione – la prossima apertura nella Striscia di Gaza  del secondo asilo intitolato ed ispirato alla vita del nostro compagno e amico Vittorio Arrigoni. L’asilo “Stay Human” aprirà i battenti fra meno di due mesi, con l’inizio dell’anno scolastico 2015/2016, nel governatorato di Khan Younis e ospiterà anche un centro per le donne, come spiegato nella lettera che abbiamo ricevuto dai compagni dell’Associazione “Ghassan Kanafani” e che abbiamo appena tradotto.
La realizzazione di questo obiettivo è stata resa possibile sia dalla generosità delle tante persone e associazioni che hanno raccolto il nostro appello, sia dalla determinazione con cui le compagne ed i compagni dell’associazione “Ghassan Kanafani” hanno affrontato le innumerevoli difficoltà dovute all’assedio israelo-egiziano imposto alla martoriata Striscia di Gaza.
Eravamo partiti, all’inizio del 2013, con l’idea di realizzare un asilo a Gaza intitolato a Vittorio, senza alcuna certezza di riuscire nell’impresa , e ci ritroviamo ora ad averne realizzati due. Non lo avremmo mai immaginato, specialmente alla luce delle difficoltà e dei veri e propri sabotaggi che questo progetto ha dovuto affrontare.
Come Freedom Flotilla Italia e associazione Dima, vogliamo ringraziare di nuovo tutte e tutti coloro che hanno reso possibile questo piccolo miracolo della solidarietà internazionalista. Tutte le donazioni sono state fondamentali, ma un ringraziamento particolare non può non andare alla band napoletana dei “99 Posse”, che hanno devoluto alla realizzazione degli asili “Vittorio Arrigoni” e “Stay Human” gli incassi delle vendite del loro ultimo cd.
Ci salutiamo con le fotografie inviateci dai compagni di Gaza e con l’impegno a continuare la lotta e la solidarietà, con Vittorio e la Palestina nel cuore, fino alla vittoria.

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Intervista a Claudio Tamagnini, italiano su Freedom Flotilla III

Caludio Tamagnini su FF3 Juliano II

Claudio Tamagnini, tu abiti ad Alcamo, provincia di Trapani, e sei contadino biologico. Come mai hai scelto di salire a bordo della Freedom Flotilla III, tentando di superare il blocco di Gaza?

Torno a quello che è stato uno dei nostri primi slogan: “solidarietà con la terra, solidarietà con tutti i popoli”. Nel lontano 1979 abbiamo scelto di coltivare la terra in Sicilia, perché era una terra ancora integra, non violentata dalla produzione agroindustriale. Per noi voleva dire coltivare in armonia con la terra, che può produrre abbondantemente senza sistemi violenti, conservando il suo equilibrio e la sua struttura diversificata. Nello stesso modo, noi lavoratori agricoli non dobbiamo essere sfruttati, perché partecipiamo ad un lavoro creativo. E questo vale per tutti i popoli….. Come la terra, nessuno deve essere sfruttato, a nessuno si può negare la libertà e l’autonomia. Eccomi quindi attivo contro le guerre, attivo per i migranti, attivo con ISM in Palestina nel 2011 e 2012 e, finalmente, con la Freedom Flotilla nel 2015.

Che compito ti è stato affidato tra i passeggeri della flottiglia?

Vivere in una barca in 12 persone provenienti da vari paesi è un’esperienza difficile. Le condizioni del mare, poi, rendevano difficile la presenza e la partecipazione fisica di noi viaggiatori. Chi stava bene riusciva a fare qualcosa, ma senza veri ordini organizzativi. Io avevo solo l’incarico di controllare lo striscione e prepararmi ad esporlo. Quando ho potuto, ho collaborato a cucinare o a lavare i piatti, ma sono anche intervenuto sulle vele in varie occasioni, vista la scarsezza del nostro equipaggio e le condizioni del mare che chiamavano collaborazione. Nella flottiglia, però, avevo un incarico ben più importante: ero il trainer per la non violenza. Questo vuol dire che in vari momenti ho incontrato gruppi di partecipanti alla flottiglia, e ho cercato di riprendere le ragioni e i modi della non violenza. La non violenza esige che ci muoviamo come gruppo e mai come individui singoli. I singoli sono deboli, un gruppo acquisisce forza. E poi bisogna confrontarsi con la propria paura; tutti possiamo farci superare dalla paura, ma non se ci rendiamo conto che è il nostro avversario quello che ha paura: i militari israeliani che ci affrontano carichi di armi, lo fanno perché hanno paura di noi. Sanno che noi non violenti siamo una forza che ha ragione, e che le loro armi non ci possono sconfiggere. Facevamo quindi le prove pratiche, organizzandoci a braccia serrate intorno ad un albero che rappresentava il timone, cercando di imparare a resistere ai violenti, per dimostrare loro che non avremmo ceduto la barca con facilità.

Le imbarcazioni della Freedom Flotilla che dovevano arrivare fino in fondo con “Marianne” erano tre. Tu dovevi essere su una di quelle. Cosa è successo, poi?

Io ero sulla Juliano II, uno dei tre velieri di accompagnamento. Il fatidico lunedì 30 avevamo appuntamento con la “Marianne”, per le nove di mattina, in un punto X, ad ancora 80 miglia da Gaza. Lì avremmo dovuto fare almeno le foto con tutte le imbarcazioni insieme, visto che ci eravamo man mano persi di vista, dato che ogni barca viaggiava in modo diverso. Ma se noi facevamo fatica a tenere le comunicazioni radio tra un’imbarcazione e l’altra, gli Israeliani avevano buon gioco ad ascoltarci, e così a precederci all’appuntamento, procedendo di notte all’arrembaggio di “Marianne”.

Quindi ti sei trovato sulla Juliano II. Chi era con te?

Il comandante Nikos e il suo secondo, Manolo, il dottore Odisseo, con suo figlio Iason (aiutante di equipaggio) e Maria, moglie del capitano, tutti Greci. Poi Zohar, attivista israliana ora residente in Spagna; Lennart, svedese, giornalista e esperto di vela; Tayfun, turco, giornalista di Anadolu TV; Martin, tedesco, giornalista; Abu Zeit, parlamentare marocchino; Anas, attivista giordano/palestinese, e infine io, Claudio per alcuni, ma Abu Sara per gli Arabi.

Che effetto ti ha fatto condividere questa esperienza con persone provenienti da differenti paesi ed esperienze diverse?

Non sono nuovo a esperienze internazionali, a chi mi chiede di dove sono rispondo che sono “cittadino del mondo”, ma è sempre bello condividere alcune giornate impegnative con gente di tanti paesi, con cui si possono avere ottimi scambi di idee e confronti con modi di pensare diversi.

Ti ha stupito il fatto che la marina militare israeliana abbia esteso la sua giurisdizione così lontano dalle coste del proprio paese, e che nessuna istituzione, a parte il governo svedese, abbia speso una parola per un atto così palesemente contrario al diritto internazionale come l’assalto alla “Marianne”?

Direi che la marina militare israeliana ha compiuto un atto di pirateria, e mi ha fatto molto piacere, dopo il mio rientro ad Alcamo, incontrare gente normalissima che, sapendo che c’ero anch’io, interpreta nello stesso modo quanto è avvenuto. Probabilmente avrebbero creduto alle informazioni main stream, ma la mia presenza ha modificato il loro atteggiamento rispetto alle notizie. I nostri governi, invece, tacciono; speriamo che le mobilitazioni dal basso possano cambiare le prese di posizione ufficiali.

ISM e Freedom Flotilla, due coordinamenti internazionali che propongono azione diretta là dove avviene l’ingiustizia; alla luce della tua esperienza, cosa hanno in comune e in cosa divergono?

ISM è un movimento a guida palestinese, che quindi si inserisce nel tessuto sociale della Palestina, attraverso la partecipazione alle varie forme di lotta e resistenza. La sua composizione, però, è assolutamente internazionale, come la Freedom Flotilla, la cui guida, invece, è una coalition internazionale. L’azione diretta nel caso di ISM è l’interposizione, nel caso Flotilla il tentativo di rompere il blocco.

Quanto è importante, secondo te, un coordinamento internazionale?

Il livello macroscopico delle ingiustizie portate avanti da Israele, nel silenzio dei governi occidentali, rende necessario un coordinamento internazionale più vasto possibile, sia per le nostre azioni dirette, sia per le campagne di boicottaggio.

Claudio, un’altra flottiglia, a tuo parere, è opportuna?

Assolutamente sì.