Resoconto raccolta fondi “Apriamo Gaza”

banner apriamo gazaLa campagna italiana “Apriamo Gaza, il porto della Palestina”, si è conclusa con la missione Freedom Flotilla 3 , non è più possibile effettuare donazioni sulla pagina Crowfunding e sul conto corrente.

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta di un totale di 6.995,64€ . (elenco donazioni ricevute)

La campagna italiana ha potuto così partecipare alle spese di allestimento della missione internazionale Freedom Flotilla 3 .

Attualmente sono disponibili 2.000€ per l’apertura del centro per le donne “Rachel Corrie” a Gaza. Il progetto sarà portato avanti dall’Associazione Amici della Mezzaluna Palestinese.
Chi è interessato a collaborare con la realizzazione del centro per le donne, può mettersi in contatto direttamente con l’Associazione, scrivendo a centrodonne.amrp@gmail.com

Per quanto riguarda il pulmino per l’Asilo Vittorio Arrigoni, aperto ad Al Burej, nella Striscia di Gaza da settembre 2014 e frequentato da un centinaio di bambine e bambini, le donazioni sono state aggiunte a quelle ricevute direttamente sul conto “Dima”, dedicato ai progetti in collaborazione con l’Associazione Culturale Palestinese “Ghassan Kanafani”. Lo scuolabus per i bambini che frequentano l’asilo è già funzionante.

Attualmente abbiamo in cassa “Dima” circa 6.000€ (inclusa l’ultima donazione di 1.500€ effettuata dai 99 Posse), che saranno inviati all’Associazione Culturale Ghassan Kanafani per sostenere le loro attività, tra cui l’apertura a settembre di un secondo asilo “Stay Human”.

Continueremo a tenere i contatti con la Coalizione Internazionale perchè Gaza è ancora bloccata e la colonizzazione della Palestina da parte di Israele avanza indisturbata. E’ necessario quindi proseguire con azioni di sfida diretta al blocco, coordinate a livello internazionale.

A settembre riprenderanno i lavori della Coalizione Internazionale della Freedom Flotilla di cui la campagna italiana continuerà a far parte con un nuovo assetto.

Stay tuned.

“STAY HUMAN”: APRE A KHAN YOUNIS IL SECONDO ASILO FINANZIATO DALLA NOSTRA SOLIDARIETA’. OSPITERA’ ANCHE UN CENTRO PER LE DONNE.

Stay Human

Possiamo finalmente comunicare – e lo facciamo con enorme soddisfazione – la prossima apertura nella Striscia di Gaza  del secondo asilo intitolato ed ispirato alla vita del nostro compagno e amico Vittorio Arrigoni. L’asilo “Stay Human” aprirà i battenti fra meno di due mesi, con l’inizio dell’anno scolastico 2015/2016, nel governatorato di Khan Younis e ospiterà anche un centro per le donne, come spiegato nella lettera che abbiamo ricevuto dai compagni dell’Associazione “Ghassan Kanafani” e che abbiamo appena tradotto.
La realizzazione di questo obiettivo è stata resa possibile sia dalla generosità delle tante persone e associazioni che hanno raccolto il nostro appello, sia dalla determinazione con cui le compagne ed i compagni dell’associazione “Ghassan Kanafani” hanno affrontato le innumerevoli difficoltà dovute all’assedio israelo-egiziano imposto alla martoriata Striscia di Gaza.
Eravamo partiti, all’inizio del 2013, con l’idea di realizzare un asilo a Gaza intitolato a Vittorio, senza alcuna certezza di riuscire nell’impresa , e ci ritroviamo ora ad averne realizzati due. Non lo avremmo mai immaginato, specialmente alla luce delle difficoltà e dei veri e propri sabotaggi che questo progetto ha dovuto affrontare.
Come Freedom Flotilla Italia e associazione Dima, vogliamo ringraziare di nuovo tutte e tutti coloro che hanno reso possibile questo piccolo miracolo della solidarietà internazionalista. Tutte le donazioni sono state fondamentali, ma un ringraziamento particolare non può non andare alla band napoletana dei “99 Posse”, che hanno devoluto alla realizzazione degli asili “Vittorio Arrigoni” e “Stay Human” gli incassi delle vendite del loro ultimo cd.
Ci salutiamo con le fotografie inviateci dai compagni di Gaza e con l’impegno a continuare la lotta e la solidarietà, con Vittorio e la Palestina nel cuore, fino alla vittoria.

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Intervista a Claudio Tamagnini, italiano su Freedom Flotilla III

Caludio Tamagnini su FF3 Juliano II

Claudio Tamagnini, tu abiti ad Alcamo, provincia di Trapani, e sei contadino biologico. Come mai hai scelto di salire a bordo della Freedom Flotilla III, tentando di superare il blocco di Gaza?

Torno a quello che è stato uno dei nostri primi slogan: “solidarietà con la terra, solidarietà con tutti i popoli”. Nel lontano 1979 abbiamo scelto di coltivare la terra in Sicilia, perché era una terra ancora integra, non violentata dalla produzione agroindustriale. Per noi voleva dire coltivare in armonia con la terra, che può produrre abbondantemente senza sistemi violenti, conservando il suo equilibrio e la sua struttura diversificata. Nello stesso modo, noi lavoratori agricoli non dobbiamo essere sfruttati, perché partecipiamo ad un lavoro creativo. E questo vale per tutti i popoli….. Come la terra, nessuno deve essere sfruttato, a nessuno si può negare la libertà e l’autonomia. Eccomi quindi attivo contro le guerre, attivo per i migranti, attivo con ISM in Palestina nel 2011 e 2012 e, finalmente, con la Freedom Flotilla nel 2015.

Che compito ti è stato affidato tra i passeggeri della flottiglia?

Vivere in una barca in 12 persone provenienti da vari paesi è un’esperienza difficile. Le condizioni del mare, poi, rendevano difficile la presenza e la partecipazione fisica di noi viaggiatori. Chi stava bene riusciva a fare qualcosa, ma senza veri ordini organizzativi. Io avevo solo l’incarico di controllare lo striscione e prepararmi ad esporlo. Quando ho potuto, ho collaborato a cucinare o a lavare i piatti, ma sono anche intervenuto sulle vele in varie occasioni, vista la scarsezza del nostro equipaggio e le condizioni del mare che chiamavano collaborazione. Nella flottiglia, però, avevo un incarico ben più importante: ero il trainer per la non violenza. Questo vuol dire che in vari momenti ho incontrato gruppi di partecipanti alla flottiglia, e ho cercato di riprendere le ragioni e i modi della non violenza. La non violenza esige che ci muoviamo come gruppo e mai come individui singoli. I singoli sono deboli, un gruppo acquisisce forza. E poi bisogna confrontarsi con la propria paura; tutti possiamo farci superare dalla paura, ma non se ci rendiamo conto che è il nostro avversario quello che ha paura: i militari israeliani che ci affrontano carichi di armi, lo fanno perché hanno paura di noi. Sanno che noi non violenti siamo una forza che ha ragione, e che le loro armi non ci possono sconfiggere. Facevamo quindi le prove pratiche, organizzandoci a braccia serrate intorno ad un albero che rappresentava il timone, cercando di imparare a resistere ai violenti, per dimostrare loro che non avremmo ceduto la barca con facilità.

Le imbarcazioni della Freedom Flotilla che dovevano arrivare fino in fondo con “Marianne” erano tre. Tu dovevi essere su una di quelle. Cosa è successo, poi?

Io ero sulla Juliano II, uno dei tre velieri di accompagnamento. Il fatidico lunedì 30 avevamo appuntamento con la “Marianne”, per le nove di mattina, in un punto X, ad ancora 80 miglia da Gaza. Lì avremmo dovuto fare almeno le foto con tutte le imbarcazioni insieme, visto che ci eravamo man mano persi di vista, dato che ogni barca viaggiava in modo diverso. Ma se noi facevamo fatica a tenere le comunicazioni radio tra un’imbarcazione e l’altra, gli Israeliani avevano buon gioco ad ascoltarci, e così a precederci all’appuntamento, procedendo di notte all’arrembaggio di “Marianne”.

Quindi ti sei trovato sulla Juliano II. Chi era con te?

Il comandante Nikos e il suo secondo, Manolo, il dottore Odisseo, con suo figlio Iason (aiutante di equipaggio) e Maria, moglie del capitano, tutti Greci. Poi Zohar, attivista israliana ora residente in Spagna; Lennart, svedese, giornalista e esperto di vela; Tayfun, turco, giornalista di Anadolu TV; Martin, tedesco, giornalista; Abu Zeit, parlamentare marocchino; Anas, attivista giordano/palestinese, e infine io, Claudio per alcuni, ma Abu Sara per gli Arabi.

Che effetto ti ha fatto condividere questa esperienza con persone provenienti da differenti paesi ed esperienze diverse?

Non sono nuovo a esperienze internazionali, a chi mi chiede di dove sono rispondo che sono “cittadino del mondo”, ma è sempre bello condividere alcune giornate impegnative con gente di tanti paesi, con cui si possono avere ottimi scambi di idee e confronti con modi di pensare diversi.

Ti ha stupito il fatto che la marina militare israeliana abbia esteso la sua giurisdizione così lontano dalle coste del proprio paese, e che nessuna istituzione, a parte il governo svedese, abbia speso una parola per un atto così palesemente contrario al diritto internazionale come l’assalto alla “Marianne”?

Direi che la marina militare israeliana ha compiuto un atto di pirateria, e mi ha fatto molto piacere, dopo il mio rientro ad Alcamo, incontrare gente normalissima che, sapendo che c’ero anch’io, interpreta nello stesso modo quanto è avvenuto. Probabilmente avrebbero creduto alle informazioni main stream, ma la mia presenza ha modificato il loro atteggiamento rispetto alle notizie. I nostri governi, invece, tacciono; speriamo che le mobilitazioni dal basso possano cambiare le prese di posizione ufficiali.

ISM e Freedom Flotilla, due coordinamenti internazionali che propongono azione diretta là dove avviene l’ingiustizia; alla luce della tua esperienza, cosa hanno in comune e in cosa divergono?

ISM è un movimento a guida palestinese, che quindi si inserisce nel tessuto sociale della Palestina, attraverso la partecipazione alle varie forme di lotta e resistenza. La sua composizione, però, è assolutamente internazionale, come la Freedom Flotilla, la cui guida, invece, è una coalition internazionale. L’azione diretta nel caso di ISM è l’interposizione, nel caso Flotilla il tentativo di rompere il blocco.

Quanto è importante, secondo te, un coordinamento internazionale?

Il livello macroscopico delle ingiustizie portate avanti da Israele, nel silenzio dei governi occidentali, rende necessario un coordinamento internazionale più vasto possibile, sia per le nostre azioni dirette, sia per le campagne di boicottaggio.

Claudio, un’altra flottiglia, a tuo parere, è opportuna?

Assolutamente sì.

La Coalizione della Freedom Flotilla chiede di ripristinare il diritto internazionale

comunicato stampa 8/7/2015

Israele non ha solo preso possesso dello spazio aereo, dei confini e delle acque territoriali palestinesi, ma ha esteso il blocco al Mediterraneo fino a 100 miglia nautiche, violando il diritto marittimo e internazionale.

AttaccoMarianne_3Durante le operazioni di dirottamento, Israele ha commesso un atto di pirateria attaccando la “Marianne”. I soldati israeliani hanno usato violenza, minacce e commesso abusi nei confronti dell’equipaggio e dei passeggeri. L’esercito israeliano ha definito l’operazione “tranquilla”, ma questo ha senso solo se si paragona al livello di violenza applicato, in generale, nel mantenere il blocco e, in particolare, nel dirottamento di routine delle barche dei pescatori palestinesi.

Come sempre, la Freedom Flotilla naviga per porre fine al blocco della Striscia di Gaza. Quest’anno la Freedom Flotilla III ha utilizzato una strategia leggermente differente rispetto alle missioni precedenti. La flottiglia era composta da quattro imbarcazioni, una delle quali doveva procedere verso Gaza, e le altre tre accompagnarla fino ad un certo punto sicuro, per poi tornare ai porti di provenienza. Altre due imbarcazioni erano pronte per andare fino in fondo con “Marianne” e trasportare più persone. Non sono riuscite a partire, a causa di problemi tecnici che sono ancora sotto inchiesta. Purtroppo le persone sono rimaste a terra, ma il loro messaggio di solidarietà con la popolazione palestinese ha viaggiato con il resto della flottiglia.

La mattina del 29 giugno, alle ore 01.06, la marina israeliana ha attaccato la “Marianne”, parte della Freedom Flotilla III. Lo ha fatto di notte, seguendo l’imbarcazione sin da quando era a 140 miglia nautiche da Gaza, e attaccando ad una distanza di circa 100 miglia nautiche da Gaza, in acque internazionali. Questa è una violazione del diritto marittimo internazionale. Le altre tre imbarcazioni che l’accompagnavano, chiamate per la missione Juliano II, Rachel e Vittorio, con a bordo 29 persone, sono tornate in salvo, come programmato, ai porti d’origine.

Le 18 persone a bordo di “Marianne”, tra cui il palestinese membro della Knesset (parlamento israeliano) Basel Ghattas, l’ex Presidente della Tunisia Moncef Marzouki e numerosi giornalisti internazionali, sono stati rapiti e portati contro la loro volontà al porto militare di Ashdod, per essere poi trasferiti alla prigione di Givon. I passeggeri della “Marianne” sono stati deportati in piccoli gruppi, tra il 1° e il 6 luglio.

Chiediamo ai governi di tutto il mondo e alle organizzazioni internazionali di ripristinare il diritto internazionale. Le nostre azioni non sarebbero necessarie se le istituzioni obbligassero il governo israeliano a rispondere per i crimini di guerra e la punizione collettiva ai danni della popolazione di Gaza. Finché non agiranno concretamente, finché Israele non si adeguerà alle leggi internazionali e il blocco di Gaza non avrà fine, la Coalizione della Freedom Flotilla continuerà a navigare verso Gaza.

Freedom Flotilla III – quadro giuridico

Il quadro giuridico di riferimento dei principi che muovono l’iniziativa civile della Freedom Flotilla è il seguente:

1. Risoluzione 242 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che richiede il ritiro militare di Israele dai Territori Palestinesi Occupati, per assicurare libertà di navigazione e una soluzione giusta al problema dei rifugiati.

2. Quarta Convenzione di Ginevra, in special modo il Titolo III, che fa riferimento alle azioni militari nei territori occupati e che vieta la punizione collettiva di civili sotto occupazione, come prevede l’Articolo 33 della Sezione I (violata dal blocco, dagli attacchi indiscriminati e sproporzionati, dal taglio dei rifornimenti, dal blocco del traffico marittimo, dal divieto di pesca in acque territoriali palestinesi, e da altre attività illegali).

3. Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo . Questo documento si applica a difesa del diritto delle imbarcazioni civili di navigare in acque internazionali, e proibisce quindi azioni di attacco violento in acque internazionali, come ha invece fatto la marina militare israeliana alla “Mavi Marmara” (2010), con il risultato dell’uccisione di nove cittadini turchi e un cittadino americano, il sequestro di navi e il rapimento di decine di civili che hanno tentato di interrompere il blocco negli ultimi quattro anni.

La Freedom Flotilla ripartirà

La Coalizione della Freedom Flotilla non si fermerà fino a quando il blocco non finirà. Vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono imbarcate sulla flottiglia e anche coloro che sono rimasti a terra. Inoltre, vogliamo ringraziare tutti i giornalisti che hanno seguito la missione. Vogliamo ringraziare tutti i naviganti di terra, le centinaia di volontari che hanno lavorato alle imbarcazioni per prepararle alla partenza, tutte le persone che hanno dato il benvenuto alla “Marianne” nei porti in cui si è fermata in Europa, e infine a tutti i sostenitori della Freedom Flotilla che hanno alzato la propria voce contro la violazione del diritto internazionale tramite i social network in tutto il mondo. Non smetteremo di agire finché il blocco non cesserà e il porto di Gaza sarà libero per le persone e le merci che vogliono viaggiare verso il mondo.
Alla violazione del diritto internazionale rispondiamo con una sola promessa: torneremo.

Solidarietà a Ship to Gaza Greece – In solidarity with Ship to Gaza Greece

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In questo momento, mentre attendiamo i voli di rimpatrio forzato delle ultime persone sequestrate in acque internazionali dalla marina israeliana, il nostro pensiero va anche al grande sacrificio dei compagni di “Ship to Gaza Grecia”, campagna che, assieme a “Freedom Flotilla Italia” e alle altre della coalizione internazionale FFC, contribuisce alla missione Freedom Flotilla III. Queste persone hanno continuato a lavorare per il popolo palestinese di Gaza, nonostante la situazione di emergenza in cui versa il loro paese, negli ultimi anni, e in queste ultime settimane in particolare.

La Grecia è ora in prima linea nel difendere i diritti sociali alla base dell’Europa comunitaria, diritti che l’Europa della finanza vuole cancellare, incurante della crisi umanitaria che questo comporta.

Teniamo a far notare che l’attuale governo greco, nonostante la situazione sia ancora più difficile di quella del 2011, si è comportato onestamente, con dignità, non intervenendo per bloccare le imbarcazioni della Freedom Flotilla III, in partenza dai porti ellenici. Sembra ovvio che sia così, eppure il governo in carica nel 2011, in cerca di aiuti economici, si comportò in maniera opposta, emanando un decreto legge senza precedenti per fermare le imbarcazioni della Freedom Flotilla II, anche allora ancorate nei porti greci, in attesa di partire per Gaza.

In solidarietà

Freedom Flotilla Italia

Under the actual circumstances, while waiting for the return of last deported people, captured in international water by the Israeli Navy, our thoughts go also to the big efforts of the “Ship to Gaza Greece” campaign, that along with other campaigns in the international Freedom Flotilla Coalition, are contributing to the Freedom Flotilla III. Those Greek activists continued to work for the Palestinian people of Gaza, despite the emergency situation involving their country during the past years and particularly the past weeks.

Now Greece is front line defending the social rights that should be the grounds of the EU Community, whereas the actual Europe, led by financial market, is willing to cancel those rights, with no regard to the resulting humanitarian crisis.  

We highlight the fact that the actual Greek Government, despite the current situation being even worst than in 2011, is acting honestly and with dignity towards Flotilla III boats, not having prevented them from departing from Greek ports. This may appear an odd statement. It is not, because the Greek Government in charge in 2011, probably seeking for economical help, choose to act differently issuing a Legislative Decree, unprecedented, thus preventing Freedom Flotilla II boats to Gaza from departing from Greek ports.

In solidarity

Freedom Flotilla Italia