SI RIPARTE…

brancaleone-alle-crociate

Germano Monti

La superficie della Striscia di Gaza corrisponde a quella del 20% del Comune di Roma e i suoi abitanti sono circa due terzi di quelli della Capitale. Contro questa entità insignificante, quasi priva di risorse naturali e sovraffollata, una delle principali potenze esistenti, con uno dei più potenti eserciti del mondo, sta attuando da anni un assedio con pochi precedenti nella storia, sei o sette volte più lungo di quanto sia durato quello di Leningrado o – più recentemente – quello di Sarajevo. Contro questa situazione crudele, insensata e illegale, si mobilita una coalizione internazionale di personaggi al cui confronto l’Armata Brancaleone giganteggia per organizzazione e disponibilità di mezzi.
Una coalizione costituita da attivisti per i diritti umani, internazionalisti, artisti, lavoratori, intellettuali, gente comune, persone che amano la libertà e la giustizia almeno quanto detestano l’arroganza del potere e l’ingiustizia. La Palestina ce l’hanno nel cuore, prima ancora che nel cervello. Non sono forti nella geopolitica e diffidano del bilancino delle opportunità, ma sanno cosa significhi la parola solidarietà. Sanno che impedire a quasi due milioni di persone di muoversi, di ricevere visite, di commerciare, di interagire con il resto del mondo è un crimine e che questo crimine è parte di quello ancora più grande, che ha un nome e un cognome: occupazione della Palestina. Contro questo crimine, si sono inventati armatori, marinai, cuochi, meccanici, carpentieri, uniti dalla determinazione di non essere complici e di non smettere di combattere fino a quando non avranno sconfitto l’assedio e il silenzio indecente che lo circonda e lo sostiene. Continue reading

Anche il Papa sulla Freedom Flotilla?

Non è mai un caso che la Santa Sede pro­clami santi o beati pro­ve­nienti da un Paese sul quale desi­dera porre l’attenzione. Lo è ancor meno quando il tito­lare del soglio petrino si chiama Ber­go­glio e le sante in que­stione (Maria Ghat­tas di Geru­sa­lemme e Mariam Baouardy di Naza­ret) sono le prime Pale­sti­nesi insi­gnite di que­sto titolo, da quando parte della loro terra d’origine viene chia­mata Ter­ri­tori Occu­pati Palestinesi.

Il papa venuto «quasi dalla fine del mondo», infatti, per la ceri­mo­nia di cano­niz­za­zione del 17 maggio, ha invi­tato a Roma il pre­si­dente pale­sti­nese Abu Mazen, men­tre il giorno precedente è dedicato alla discussione di un trat­tato in virtù del quale, di fatto, il Vati­cano rico­no­sce lo Stato palestinese.

Sem­pre papa Fran­ce­sco, nel suo primo viag­gio in Terra Santa, ha voluto sof­fer­marsi, fuori pro­to­collo, a pre­gare sul muro di sepa­ra­zione costruito uni­la­te­ral­mente dal governo israe­liano attorno alla Pale­stina occu­pata.
La pre­ghiera silen­ziosa del papa, in quel con­te­sto, ha la stessa valenza diplo­ma­tica di un discorso di un capo di Stato sul valore uni­ver­sale della Pace, e sicu­ra­mente mag­giore incisività.

Nel frat­tempo lo stato occu­pante ha varato un nuovo governo; dalla debole mag­gio­ranza par­la­men­tare, certo, ma, anche per ciò, più deciso del pre­ce­dente a per­pe­tuare il regime di ille­ga­lità riguar­dante i diritti pale­sti­nesi, con­di­zione più volte sot­to­li­neata dalle riso­lu­zioni delle Nazioni Unite. Quando il diritto non è rispet­tato dagli Stati, in man­canza di orga­ni­smi super par­tes che per­se­guono atti­va­mente la giu­sti­zia tra i popoli, è la soli­da­rietà inter­na­zio­nale che deve farsi carico delle ingiustizie.

Di fronte alla spre­giu­di­cata mio­pia con cui ven­gono gestiti i con­flitti regio­nali, spicca per lun­gi­mi­ranza il monito di chi vede una «terza guerra mondiale».

Non ci sor­pren­de­remmo più di tanto se il pros­simo segnale di papa Fran­ce­sco fosse quello di salire a bordo della «Free­dom Flo­tilla 3», la mis­sione inter­na­zio­nale non vio­lenta che si pre­figge, il pros­simo giu­gno, di supe­rare dal mare l’illegale blocco che Israele impone da 9 anni alla Stri­scia di Gaza.

È un invito ufficiale.

18lettere-bergoglio

http://ilmanifesto.info/la-freedom-flotilla-invita-il-papa-sulle-navi-per-gaza/

Perchè di nuovo la Freedom Flotilla

Freedom Flotilla Italia ribadisce le ragioni politiche espresse ieri dal comunicato stampa di Ship to Gaza che il 10/5 ha messo in mare Marianne, la prima imbarcazione della Freedom Flotilla III, direzione Gaza. Marianne si unirà ad altre imbarcazioni della Freedom Flotilla e assieme faranno l’ennesimo tentativo di interrompere il disumano, illegale blocco della popolazione di Gaza assediata in una striscia costiera tra Israele e l’Egitto.

Quante imbarcazioni costituiranno la Freedom Flotilla III dipende dai contributi di ciascuna campagna della coalizione internazionale della Freedom Flotilla e di ciascuno di noi. Nessuna donazione è troppo piccola, ciascuno contribuisce in base alle proprie possibilità

  • Bonifico , conto APRIAMO GAZA IL PORTO DELLA PALESTINA, IBAN: IT33 L 07601 03200 0010 2500 2419
  • Carta di Credito, paypal, postepay, carta prepagata, tramite pagina crowdfunding
  • Bollettino postale o versamento sul conto APRIAMO GAZA IL PORTO DELLA PALESTINA, c/c 10 2500 2419

Per maggiori informazioni sulla raccolta fondi leggi qui

Traduzione dalla versione originale di Ship to Gaza :

 ship to gaza marianne“(…)Una obiezione ovvia ci viene fatta: non abbiamo bisogno di barche per altri scopi nel Mediterraneo?

Le persone sono costrette a scappare dalla guerra per salvare la vita e fuggire da persecuzioni in Medio Oriente e in Nord Africa. Trafficanti cinici si arricchiscono trasportando carichi umani con imbarcazioni ad alto rischio. In altre zone della regione, tra cui Gaza, le persone non possono neanche fuggire dalle proprie case bombardate. L’assedio Israelo/Egiziano è virtualmente totale.

Di conseguenza, la catastrofe nel Mediterraneo e il catastrofico blocco di Gaza sono in relazione. Entrambi sono causati da politiche misantropiche, regimi dispotici, stati fatiscenti. Entrambi con il consenso di una “comunità internazionale” che preferisce guardare altrove piuttosto che assumersi le proprie responsabilità. In questa situazione, organizzazioni umanitarie come Ship to Gaza e Medici Senza Frontiere sono costretti ad agire e inviare imbarcazioni a Gaza City e Tripoli per far progredire la dignità umana.

Un’ altra obiezione è prevedibile come lo spam nelle nostre caselle di posta. Il blocco di Gaza non è forse causato dal fatto che l’area è governata da Hamas, da cui Israele ed Egitto devono difendersi? Questo è il messaggio strombazzato dal governo della destra israeliana e relativi megafoni. Di recente, in un editoriale su Dagens Nyheter (4 Mggio) l’editore ripeteva una descrizione retorica che è diventata un mantra nei giornali mediorientali e che trasforma il punto principale in  secondario, e viceversa. Per dirla chiaramente : il problema principale non è il blocco Israelo/Egiziano, ma il governo di Hamas. Il blocco e l’occupazione Israeliana sono trasformati in problemi secondari. Con questa premessa, sostengono che i bombardamenti israeliani non sono diretti contro un milione e settecentomila palestinesi, ma contro Hamas.

La fallacità di questa visione diventa spaventosamente chiara quando si leggono le testimonianze che l’organizzazione israeliana Breaking the Silence ha raccolto e diffuso la scorsa settimana. Soldati israeliani raccontano di aver ricevuto ordini precisi di non fare distinzioni tra obiettivi militari e civili quando attaccarono Gaza il 17 luglio dello scorso anno. Nella terminologia di guerra israeliana “Hamas” significa qualsiasi cosa sia palestinese, ogni essere umano a Gaza.

Non è una coincidenza che Ship to Gaza invii un peschereccio a Gaza questa volta. Il blocco, che dura da nove anni, priva la popolazione assediata della libertà di movimento, di commercio, di assistenza medica, priva la popolazione di sicurezza alimentare e diritto all’istruzione. I pescatori palestinesi, a cui la forza di occupazione israeliana vieta di pescare oltre le 6 miglia nautiche dalla costa, sono soggetti a minacce quotidiane, attacchi e confische delle imbarcazioni.

Al pari della Estelle nel 2012,  Marianne si fermerà in numerosi porti durante il proprio viaggio, ci saranno eventi pubblici in sostegno alla fine del blocco di Gaza. Dopo Goteborg, si fermerà a Malmo/Copenhagen e poi giù verso la costa europea. Marianne si unirà ad altre navi della Freedom Flotilla Coalition nel mediterraneo orientale e poi assieme si dirigeranno verso Gaza City. Per consentire una pace giusta e fare in modo che lo stato di Palestina, che la Svezia e molti altri stati hanno già riconosciuto, possa funzionare, Ship to Gaza chiede :

  • la cessazione immediata dell’assedio;
  • l’apertura e il funzionamento di un porto a Gaza City;
  • l’apertura di una via di trasporto in sicurezza tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
Spokespersons

Ann Ighe: +46 709 740 739 Dror Feiler: +46 702 855 777 Victoria Strand: +46 727 356 564

Media Contact

media@shiptogaza.se

Media co-ordinator: Staffan Granér – +46 70 35 49 687

Stay updated

Facebook Twitter Google+

Marianne parte oggi, direzione Gaza

marianne da goteborg“Marianne di Goteborg” lascerà il porto di partenza alle 7 di questa sera, 10 Maggio. Il peschereccio, acquistato da Ship to Gaza Svezia e Ship to Gaza Norvegia, parte per un viaggio di quasi 5000 miglia nautiche verso il Mediterraneo orientale e la Striscia di Gaza bloccata.

Marianne si unirà ad altre navi, che insieme formeranno la “Freedom Flotilla III “, un’azione pacifica e nonviolenta, volta a rompere il blocco illegale e disumano della Striscia di Gaza.

Al suo passaggio nei porti europei, Marianne inviterà a manifestare contro il blocco. I tre primi porti saranno Helsingborg, Malmo e Copenaghen. Le successive fermate, saranno rese note nei prossimi comunicati stampa.

Cosa trasporta
Marianne non è una nave cargo, ma trasporterà tra le varie cose, un carico limitato di pannelli solari e attrezzature mediche. I pannelli solari sono un dono di ETC-El.

Nella Striscia di Gaza bloccata, dove molte infrastrutture sono state demolite, i pannelli solari offriranno l’opportunità di produrre energia pulita localmente e in autonomia.
Il sole non può essere bloccato.

Chi c’è a bordo
Oltre ad un equipaggio, composto di cinque persone, Marianne avrà fino a otto passeggeri, ad ogni parte del percorso. I nomi di queste persone saranno annunciati a mano a mano. Nella prima tratta, tra gli altri, saranno a bordo :
Maria Svensson, portavoce pro.tem. del partito F.I. (Feminist Initiativ)
Mikael M Karlsson, Presidente Ship to Gaza Svezia
Henry Ascher, Professore Associato di Pediatria
Lennart Berggren, regista
Dror Feiler, musicista, portavoce di Ship to Gaza

Buon 1°maggio ai lavoratori palestinesi…

…che tengono alta la dignità del proprio lavoro, nonostante l’occupazione e il blocco militare israeliano.

Abassan CooperativeBuon 1 maggio a Salma e a tutte le lavoratrici della cooperativa Abbassan di Gaza, che continua a dar lavoro a 67 donne del villaggio di Abbassan e a coltivare i prodotti tradizionali palestinesi, nonostante Israele abbia chiuso tutte le vie di esportazione.

Maftoul-of Green FarmsBuon 1 maggio a  Fatima e alle lavoratrici della Maftoul of Green Farms del villaggio di Swarta, che continuano a tenere in piedi la cooperativa producendo maftoul, nonostante Israele abbia bloccato completamente le esportazioni con la Cisgiordania e le abbia costrette a ridurre drasticamente la possibilità di commerciare.

Palestinian OliveBuon 1 maggio alle 80.000 famiglie palestinesi che lavorano alla produzione di olio d’oliva, una tradizione antica. Famiglie che affrontano difficoltà economiche gravi  a causa delle restrizioni di accesso alla coltivazione che impone loro Israele,  oltre allo sradicamento, distruzione o furto di intere piantagioni. Dal 1967, le autorità israeliane sono responsabili dello sradicamento di 800.000 alberi di olive palestinesi.

pwu 4Buon 1 maggio a Laila e alle ricamatrici e tessitrici della Palestine Women’s Union di Gaza, che dal 1964 hanno aperto nuove filiali e annessi asili in tutta la Striscia, ma a causa del blocco rigido e della mancanza di risorse, dal 2006 sono state costrette a fare il contrario, ossia a chiudere numerose filiali.

padhp 1Buon 1 maggio a Samera e ai lavoratori dell’associazione PADHP che lavorano per trasformare le comunità da consumatrici a produttive , in special modo tra le donne e i giovani aiutandoli a sviluppare le loro abilità e creare quindi posti di lavoro per loro all’interno delle comunità stesse.

el sawaf 1Buon 1 maggio a Mahmoud della Sawaf carpet factory, che da oltre 100 anni gestiva una grande industria artigianale di tappeti da esportazione, e che ora, a causa del blocco, ha dovuto licenziare tutto il personale e ridurre l’azienda a conduzione familiare.

Per citare le  persone e le realtà produttive di Gaza che conosciamo personalmente, tramite l’Arca di Gaza. A loro,  ma simbolicamente a tutti i lavoratori Palestinesi , vanno i nostri auguri di oggi e il nostro impegno futuro.

Al-Tayba-Checkpoint-361Buon 1 maggio a tutti i lavoratori della Cisgiordania, che a causa dell’occupazione israeliana e dell’avanzamento delle colonie illegali israeliane, sono costretti a passare attraverso file estenuanti e umilianti di ore ai check-point per recarsi al lavoro, ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese di ogni anno.

Buon 1 maggio a tutti coloro che credono che la dignità di ogni essere umano sia legata al lavoro e alle condizioni di lavoro e che continuano a lottare per questo.

Apriamo Gaza, il porto della Palestina, affinchè il lavoro continui a essere una possibilità e un diritto anche per i Palestinesi.

Invitiamo chi è attivo nell’equo solidale a firmare l’appello per l’apertura del porto di Gaza, e a prendere contatti con i produttori di Gaza, tramite Freedom Flotilla 3, in partenza per Gaza a metà giugno 2015. Leggi qui come fare.